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martedì 30 giugno 2015

Un filosofo in casa della cultura


Mercoledì prossimo, il 27 maggio, alle ore 18 ci stringeremo attorno a Fulvio Papi. Vogliamo festeggiare con lui il suo ottantacinquesimo compleanno e ringraziarlo per il lungo, ininterrotto e generoso impegno pubblico, culturale e civile.

La sua vita, lunga e intensa, si è intrecciata profondamente con quella della Casa della Cultura. Egli è stato allievo di Antonio Banfi, del grande filosofo che ha fondato questa istituzione e vi ha impresso un marchio indelebile: fu suo assistente all'Università e dopo la morte del maestro ha continuato con tenacia a valorizzarne il lascito culturale.

Fulvio Papi era ancora un ragazzo liceale quando mise piede in via Filodrammatici nella nostra prima sede. Da allora il suo rapporto con la Casa della Cultura non si è mai interrotto. Cominciò a collaborare prestissimo e, con il passare degli anni, è diventato un punto di riferimento dell'attività culturale di via Borgogna.

Negli ultimi trent'anni, raggiunta un'indiscussa autorevolezza culturale nel panorama filosofico italiano, ha animato ininterrottamente gli incontri filosofici in Casa della Cultura: per trent'anni ha curato e diretto un 'seminario ' di incontri filosofici in cui si sono confrontati i più autorevoli studiosi italiani.

Ogni giorno, per tanti anni, il suo straordinario bagaglio di competenze culturali è stato a disposizione di chi ha frequentato e ha diretto la Casa della Cultura. Le conversazioni con Papi, i suoi consigli elargiti sempre con garbo, con discrezione e con generosità, hanno arricchito più generazioni di studiosi e di operatori culturali.

Oggi Fulvio Papi si avvicina agli ottantacinque anni. A noi tutti sembra giusto raccoglierci un attimo attorno a lui per manifestargli la nostra riconoscenza. Come è giusto fare nei confronti di una persona che riconosciamo come maestro per i suoi 'oltre sessant'anni di impegno culturale e morale '.

mercoledì 15 ottobre 2014

Una “Scuola” di cultura politica


Fra pochi giorni, a metà ottobre, per il quinto anno consecutivo, la Casa della Cultura di Milano avvia la sua “scuola” di cultura politica. Un’operazione impegnativa in tempi in cui la politica sembra ridotta a esibizione di leader e a spettacolo mediatico, in cui la militanza politica e le stesse strutture politiche vengono “rottamate”, in cui il messaggio politico è drasticamente semplificato.
Il programma della “scuola” non prevede la presenza di leader politici ed è anche svincolato dalla cronaca e dalla piccola polemica quotidiana. E’ un invito a ragionare in profondità su quanto sta accadendo, a recuperare il senso e il gusto dei pensieri lunghi. Insomma, questa “scuola” di cultura politica oggi vuole essere ed è una vera e propria sfida culturale.

Continua a leggere l'articolo alla pagina Interventi

lunedì 22 settembre 2014

Appunti su quindici anni di vita culturale


Quindici anni di vita culturale milanese e italiana visti e vissuti da dietro la "porta rossa" di via Borgogna.
Lo sfilacciamento culturale dei tardi anni Novanta. La vigorosa ripresa del pensiero critico nei primi anni del nuovo secolo. Lo shock della "grande crisi", l'indignazione e i rischi di rassegnazione. Le trasformazioni strutturali della vita culturale sotto l'impatto delle nuove tecnologie e della globalizzazione.

Una proposta culturale: la ricostruzione di un umanesimo illuministico.

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lunedì 15 settembre 2014

Una proposta per studiare il disordine nel mondo e l’ondata populista

La cronaca è inondata di notizie inquietanti: crisi e conflitti che stanno esplodendo in Africa del Nord, nel Mediooriente, nell’est europeo. Il Papa ha parlato addirittura di una nuova “guerra mondiale a pezzi”. Da dove vengono queste crisi? Perché stanno aggravandosi ed esplodendo proprio ora? E ancora: perché nelle elezioni europee vi è stato in tanti paesi un successo elettorale dei partiti xenofobi, etno - nazionalisti, populisti? Cosa sta corrodendo la nostra vita democratica? Sono interrogativi impegnativi, perfino drammatici. Abbiamo bisogno di capire, di aggiornare il nostro bagaglio di conoscenza, di ricostruire e affinare i nostri strumenti critici. Per questo motivo abbiamo organizzato, per il quinto anno consecutivo, la “Scuola di cultura politica”, con trentadue incontri, con relatori provenienti da molti paesi, il tutto suddiviso in quattro moduli: l’ondata populista, il disordine nel mondo, l’aumento delle disuguaglianze, una nostra possibile idea di innovazione. Ogni corsista potrà iscriversi a tutto il corso oppure partecipare a un singolo modulo. Insomma, un’occasione straordinaria per chi non si accontenta del chiacchericcio mediatico, per chi vuole interrogarsi seriamente sul presente e ragionare con qualche fondamento sul futuro.

venerdì 4 aprile 2014

Resistenza pedagogica


Un gruppo di pedagogisti ha organizzato in Casa della Cultura, sabato 29 marzo, un convegno in ricordo di Ettore Gelpi, dal titolo "Resistenza pedagogica". Mi hanno chiesto un intervento che potete leggere qui, nella sezione Interventi.

(Foto dal sito ConTatto Cemea Veneto)

lunedì 31 marzo 2014

Gli studenti e il Pci negli anni incandescenti

 
Ho ricevuto un invito per partecipare a un convegno, che si terrà a Firenze il 9 e il 10 maggio, sul movimento studentesco tra il 1968 e il 1978. Per l'occasione, ho preparato un testo che propone una riflessione su quegli anni incandescenti; lo potete leggere qui, nella pagina Interventi.


venerdì 14 marzo 2014

Un nuovo presidente per la Casa della Cultura


Un ringraziamento molto caro a Vittorio Spinazzola, presidente della Casa della Cultura dal 1991, che ha rassegnato le dimissioni con una lettera speditami qualche settimana fa. Con essa mi comunicava che l’età avanzata e i problemi di salute non gli rendevano più possibile mantenere un ruolo così impegnativo.
La lettera di dimissioni era molto bella, nello stile di questo insigne italianista. Da ogni parola traspariva il suo attaccamento profondo alla Casa della Cultura e anche quell’idea “alta” dell’istituzione e della sua funzione che lo ha guidato in tutti questi anni e che, probabilmente, resta il messaggio più duraturo della sua Presidenza.

Un saluto e un augurio vivissimo a Salvatore Veca, da qualche giorno nuovo Presidente della Casa della Cultura, votato dall’assemblea dei soci con consenso unanime. Rivendico con orgoglio di avere pensato e proposto il nominativo di Veca.
Conosco la sua autorevolezza nella vita pubblica milanese e italiana. Sono convinto che la sua Presidenza possa essere una garanzia per tutti coloro che pensano alla Casa della Cultura come luogo vivo e aperto di confronto e di ricerca.
Da più anni collaboro con Veca. Assieme abbiamo progettato alcune delle operazioni più impegnative della Casa della Cultura, prima fra tutte la Scuola di cultura politica. Ho imparato ad apprezzare la vastità della sua conoscenza, la sua curiosità e la sua apertura mentale. Sono convinto che assieme potremo fare tante cose, belle e impegnative.
L’obiettivo, su cui sono certo che concordiamo profondamente, è “traghettare” la grande tradizione della Casa della Cultura in tempi così profondamente cambiati. La comune convinzione è che c’è tanto bisogno di rielaborare e far vivere quel pensiero critico formatosi con l’umanesimo illuministico.

venerdì 10 gennaio 2014

Dopo l'emergenza


Finalmente l’emergenza in Casa della Cultura è superata. I lavori di ristrutturazione sono in fase avanzata e, cosa di certo non meno importante, sono stati raccolti i fondi necessari per garantire una rinnovata funzionalità alla sede.
Sono stati mesi difficili, ma indimenticabili. Abbiamo fronteggiato il rischio di “interrompere una grande storia”, siamo riusciti ad evitarlo e, perfino, a rinnovare e rendere più funzionale e accogliente la storica sede di via Borgogna.
Sento una viva gratitudine verso tante persone, per le centinaia di cittadini che si sono stretti attorno a questo centro culturale per dare un segno concreto della loro vicinanza e per i tanti artisti che hanno donato quadri e sculture per una grande “collettiva” di solidarietà.
I legami tra la Casa della Cultura e Milano sono ben saldi. Alle spalle vi è una storia importante che la città vive come un suo patrimonio ed oggi – possiamo ben dirlo - i milanesi percepiscono la Casa della Cultura come un organismo vivo e pulsante.
Tutto questo ci carica di ulteriori responsabilità per il futuro. Dobbiamo mantenere, come abbiamo fatto in questi anni, una coerenza ideale con le nostre radici, ma serve anche coraggio, apertura, sguardo attento verso il nuovo. Questo è l'impegno che prendiamo fin da ora.

mercoledì 27 novembre 2013

L'esposizione collettiva "Arte vs Emergenza"


Abbiamo fatto un appello al mondo dell’arte: aiutateci a superare la difficile situazione della Casa della Cultura. La risposta è stata straordinaria: quasi cento pittori, scultori e collezionisti ci hanno donato una o più opere.
Sono opere belle, di qualità: appese nell’atrio e nel salone della Casa della Cultura offrono un colpo d’occhio affascinante. In tanti in questi giorni hanno detto, con ragione: sarebbe bello che la Casa della Cultura potesse restare sempre così. La speranza in questi giorni è che tanti cittadini possano vedere le opere esposte, apprezzarle e, magari, decidere di trasformarle in un prezioso regalo per se stessi. Fin da ora però mi sento di dire che un evento così forte è destinato a lasciare tracce profonde. Emergono alcune domande cui bisognerà dare risposta. Ad iniziare dall’irruzione della bellezza dentro quella sala delle conferenze di solito così severa ed austera.
Dopo questa esperienza la Casa della Cultura dovrà impegnarsi ad affrontare anche le questioni connesse con l’attività artistica. Vi è l’immenso patrimonio italiano su cui riflettere. Vi sono le mille, complesse, suggestioni dell’arte contemporanea su cui ragionare. Si tratta di nodi culturali da cui la programmazione della Casa della Cultura non potrà più prescindere.

mercoledì 4 settembre 2013

Un’emergenza in Casa della Cultura


La ripresa, dopo la pausa estiva, è molto diversa dagli altri anni. C’è un’emergenza cui bisogna far fronte e su cui dobbiamo concentrare tutte le nostre energie: un intervento straordinario di ristrutturazione della Casa della Cultura.
Nei mesi scorsi c’è stato un improvviso cedimento del controsoffitto. Ora bisogna affrontare e risolvere il problema alle radici, con un intervento generale di sistemazione e messa in sicurezza della nostra sede.
Vorrei che fosse chiaro a tutti che è in gioco la possibilità stessa di continuare l’attività della Casa della Cultura. Abbiamo tanti programmi in cantiere per i prossimi mesi e stiamo discutendo di molte nuove iniziative: la loro realizzazione dipende inevitabilmente dal ripristino dell’agibilità della sala.
In queste settimane abbiamo predisposto i progetti per la ristrutturazione. Adesso bisogna fare i lavori e soprattutto reperire le risorse necessarie. Il costo dei lavori ammonterà, più o in meno, ad almeno 100.000 euro e, come ben sappiamo, la situazione del paese è tale che non si può fare affidamento su interventi pubblici di sostegno.
Fortunatamente noi qui in Casa della Cultura abbiamo una risorsa straordinaria da valorizzare: la stima e la fiducia conquistata in sessantacinque e più anni di storia e rinnovate giorno per giorno.
Per molti democratici e progressisti di Milano la “porta rossa” di via Borgogna è un simbolo vivo che significa ricerca, discussione, impegno culturale, democrazia partecipata.
Ci rivolgiamo a tutti coloro che vogliono “mantenere aperta la porta rossa” di via Borgogna e che sono intimamente convinti che il “posto delle idee” deve continuare a vivere.
A tutti chiediamo un impegno e un atto di generosità, il costo di un mattone simbolico per non interrompere la storia della nostra Casa della Cultura.

mercoledì 24 luglio 2013

La “Scuola di cultura politica” riparte in autunno. Le ragioni di una scelta


È un momento strano e difficile della vita pubblica italiana. C’è un governo che nessuno avrebbe mai voluto, ma alla fin fine è risultato l’unico possibile. La situazione economica si mantiene stabilmente sul brutto: ogni giorno un piccolo passo indietro dentro questa lunga, interminabile recessione. Il dibattito pubblico è povero e asfittico come non mai: si discute solo di IMU, sì o no. Forse è l’ultimo successo di Berlusconi: costringere per l’ennesima volta a discutere di ciò che lui desidera mettere al centro della discussione.
Il paese, tutti lo sanno, avrebbe bisogno di altro, ma al momento non si intravede chi, dove e quando inizierà a cambiare le cose. Difficile dare senso all’impegno politico in questa situazione.

In Casa della Cultura abbiamo deciso di aggirare il problema. Qualche vecchio maestro appassionato di scacchi avrebbe detto: state tentando il “salto del cavallo”. Invece di procedere linearmente in una situazione tanto vischiosa abbiamo deciso di saltare l’ostacolo, di evocare una bella politica, impegnata nell’analisi, nella ricerca, nella discussione e nella proposta sul medio e lungo periodo. Metteremo tutto questo al centro di un progetto di formazione politica ad alto livello, cercheremo di coinvolgere nello studio e nella riflessione quanti più giovani sia possibile. Insomma, se la situazione oggi è tanto problematica, ci impegniamo a seminare per il futuro.

Questa, all’incirca, è la riflessione che abbiamo fatto quando abbiamo deciso di preparare per il prossimo anno la nostra Scuola di cultura politica. Al centro del programma, delle trentadue lezioni e tavole rotonde, abbiamo messo l’Italia di oggi, la sua incertezza e la sua crisi, “la sindrome del declino”. Ma abbiamo anche cercato, nella seconda parte del programma, di mettere a fuoco le ragioni del cambiamento, quelle idee nuove che possono favorire una crescita compatibile, con l’ambiente, con la società, con la cultura.

Terranno le lezioni e discuteranno con noi alcuni tra i più autorevoli studiosi italiani, da Settis a De Mauro, da Donolo a De Cecco, da Lupo a Rodotà, da Pievani a Berta e tanti altri. Si tratta di un programma forte, impegnativo: può stimolare la ricerca, la discussione, la diffusione di idee nuove. Per questo ci auguriamo che incontri l’attenzione di tanti, soprattutto di tanti giovani. Ce n’è davvero bisogno!

giovedì 28 febbraio 2013

Stéphane Hessel, l’indignazione, l’Italia

Una riflessione scritta per il mio blog La cultura è vita, L'Unità on line.

L’altra notte a Parigi si è spento Stéphane Hessel, un protagonista della Resistenza francese e di altre importanti pagine della storia del ‘900. Il suo piccolo pamphlet, “Indignez vous”, ha venduto all’incirca quattro milioni di copie. Ad esso si è ispirato un imponente movimento di massa e d’opinione che nel 2011 ha attraversato tutto il mondo e ha scosso interi paesi.
In Italia non vi sono state mobilitazioni di massa all’insegna dell’indignazione: non per questo il fenomeno ha agito meno in profondità. Essa si è diffusa nell’opinione pubblica e si è manifestata direttamente, in forme addirittura esplosive, nelle urne elettorali.
Nei mesi passati ho invitato con tutte le mie energie a prendere seriamente in considerazione l’onda potente, per quanto sotterranea, di indignazione che stava attraversando il nostro paese. Nel maggio scorso ho pubblicato “Indignarsi è giusto”. Nel mesi successivi mi sono impegnato in decine di presentazioni di questo libro e nei mesi scorsi mi sono presentato alle elezioni regionali ricordando sempre, ad ogni passaggio, che dovevamo fare i conti con questo moto di opinione.
La mia tesi, al fondo, era molto semplice. Possiamo raccogliere e interpretare positivamente questa “indignazione”, farne il supporto ideale di un nuovo progetto di governo. Per fare questo però non dobbiamo mai dimenticare le radici vere di questa grande crisi, ovvero chi l’ha provocata e ne è responsabile, e dobbiamo dare la certezza di un impegno risoluto per una politica solo ed esclusivamente al servizio del bene comune.
Il partito cui sono iscritto e nelle cui liste mi sono presentato alle elezioni, il Pd, ha raccolto solo a tratti, con voce flebile, questa sollecitazione. L’indignazione è stata invece cavalcata da un altro partito, quel “Movimento 5 stelle” che è così riuscito a vincere le elezioni. Nella bocca di Beppe Grillo, però, l’indignazione si è trasformata in rabbia scomposta, aggressiva e punitiva.
Qui sta una delle ragioni, forse la più importante, dello scacco elettorale che abbiamo subito e della grave crisi politica che si è aperta con il voto del 24 e 25 febbraio.