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lunedì 15 settembre 2014

Una proposta per studiare il disordine nel mondo e l’ondata populista

La cronaca è inondata di notizie inquietanti: crisi e conflitti che stanno esplodendo in Africa del Nord, nel Mediooriente, nell’est europeo. Il Papa ha parlato addirittura di una nuova “guerra mondiale a pezzi”. Da dove vengono queste crisi? Perché stanno aggravandosi ed esplodendo proprio ora? E ancora: perché nelle elezioni europee vi è stato in tanti paesi un successo elettorale dei partiti xenofobi, etno - nazionalisti, populisti? Cosa sta corrodendo la nostra vita democratica? Sono interrogativi impegnativi, perfino drammatici. Abbiamo bisogno di capire, di aggiornare il nostro bagaglio di conoscenza, di ricostruire e affinare i nostri strumenti critici. Per questo motivo abbiamo organizzato, per il quinto anno consecutivo, la “Scuola di cultura politica”, con trentadue incontri, con relatori provenienti da molti paesi, il tutto suddiviso in quattro moduli: l’ondata populista, il disordine nel mondo, l’aumento delle disuguaglianze, una nostra possibile idea di innovazione. Ogni corsista potrà iscriversi a tutto il corso oppure partecipare a un singolo modulo. Insomma, un’occasione straordinaria per chi non si accontenta del chiacchericcio mediatico, per chi vuole interrogarsi seriamente sul presente e ragionare con qualche fondamento sul futuro.

mercoledì 27 novembre 2013

L'esposizione collettiva "Arte vs Emergenza"


Abbiamo fatto un appello al mondo dell’arte: aiutateci a superare la difficile situazione della Casa della Cultura. La risposta è stata straordinaria: quasi cento pittori, scultori e collezionisti ci hanno donato una o più opere.
Sono opere belle, di qualità: appese nell’atrio e nel salone della Casa della Cultura offrono un colpo d’occhio affascinante. In tanti in questi giorni hanno detto, con ragione: sarebbe bello che la Casa della Cultura potesse restare sempre così. La speranza in questi giorni è che tanti cittadini possano vedere le opere esposte, apprezzarle e, magari, decidere di trasformarle in un prezioso regalo per se stessi. Fin da ora però mi sento di dire che un evento così forte è destinato a lasciare tracce profonde. Emergono alcune domande cui bisognerà dare risposta. Ad iniziare dall’irruzione della bellezza dentro quella sala delle conferenze di solito così severa ed austera.
Dopo questa esperienza la Casa della Cultura dovrà impegnarsi ad affrontare anche le questioni connesse con l’attività artistica. Vi è l’immenso patrimonio italiano su cui riflettere. Vi sono le mille, complesse, suggestioni dell’arte contemporanea su cui ragionare. Si tratta di nodi culturali da cui la programmazione della Casa della Cultura non potrà più prescindere.

mercoledì 24 luglio 2013

La “Scuola di cultura politica” riparte in autunno. Le ragioni di una scelta


È un momento strano e difficile della vita pubblica italiana. C’è un governo che nessuno avrebbe mai voluto, ma alla fin fine è risultato l’unico possibile. La situazione economica si mantiene stabilmente sul brutto: ogni giorno un piccolo passo indietro dentro questa lunga, interminabile recessione. Il dibattito pubblico è povero e asfittico come non mai: si discute solo di IMU, sì o no. Forse è l’ultimo successo di Berlusconi: costringere per l’ennesima volta a discutere di ciò che lui desidera mettere al centro della discussione.
Il paese, tutti lo sanno, avrebbe bisogno di altro, ma al momento non si intravede chi, dove e quando inizierà a cambiare le cose. Difficile dare senso all’impegno politico in questa situazione.

In Casa della Cultura abbiamo deciso di aggirare il problema. Qualche vecchio maestro appassionato di scacchi avrebbe detto: state tentando il “salto del cavallo”. Invece di procedere linearmente in una situazione tanto vischiosa abbiamo deciso di saltare l’ostacolo, di evocare una bella politica, impegnata nell’analisi, nella ricerca, nella discussione e nella proposta sul medio e lungo periodo. Metteremo tutto questo al centro di un progetto di formazione politica ad alto livello, cercheremo di coinvolgere nello studio e nella riflessione quanti più giovani sia possibile. Insomma, se la situazione oggi è tanto problematica, ci impegniamo a seminare per il futuro.

Questa, all’incirca, è la riflessione che abbiamo fatto quando abbiamo deciso di preparare per il prossimo anno la nostra Scuola di cultura politica. Al centro del programma, delle trentadue lezioni e tavole rotonde, abbiamo messo l’Italia di oggi, la sua incertezza e la sua crisi, “la sindrome del declino”. Ma abbiamo anche cercato, nella seconda parte del programma, di mettere a fuoco le ragioni del cambiamento, quelle idee nuove che possono favorire una crescita compatibile, con l’ambiente, con la società, con la cultura.

Terranno le lezioni e discuteranno con noi alcuni tra i più autorevoli studiosi italiani, da Settis a De Mauro, da Donolo a De Cecco, da Lupo a Rodotà, da Pievani a Berta e tanti altri. Si tratta di un programma forte, impegnativo: può stimolare la ricerca, la discussione, la diffusione di idee nuove. Per questo ci auguriamo che incontri l’attenzione di tanti, soprattutto di tanti giovani. Ce n’è davvero bisogno!

giovedì 28 febbraio 2013

Stéphane Hessel, l’indignazione, l’Italia

Una riflessione scritta per il mio blog La cultura è vita, L'Unità on line.

L’altra notte a Parigi si è spento Stéphane Hessel, un protagonista della Resistenza francese e di altre importanti pagine della storia del ‘900. Il suo piccolo pamphlet, “Indignez vous”, ha venduto all’incirca quattro milioni di copie. Ad esso si è ispirato un imponente movimento di massa e d’opinione che nel 2011 ha attraversato tutto il mondo e ha scosso interi paesi.
In Italia non vi sono state mobilitazioni di massa all’insegna dell’indignazione: non per questo il fenomeno ha agito meno in profondità. Essa si è diffusa nell’opinione pubblica e si è manifestata direttamente, in forme addirittura esplosive, nelle urne elettorali.
Nei mesi passati ho invitato con tutte le mie energie a prendere seriamente in considerazione l’onda potente, per quanto sotterranea, di indignazione che stava attraversando il nostro paese. Nel maggio scorso ho pubblicato “Indignarsi è giusto”. Nel mesi successivi mi sono impegnato in decine di presentazioni di questo libro e nei mesi scorsi mi sono presentato alle elezioni regionali ricordando sempre, ad ogni passaggio, che dovevamo fare i conti con questo moto di opinione.
La mia tesi, al fondo, era molto semplice. Possiamo raccogliere e interpretare positivamente questa “indignazione”, farne il supporto ideale di un nuovo progetto di governo. Per fare questo però non dobbiamo mai dimenticare le radici vere di questa grande crisi, ovvero chi l’ha provocata e ne è responsabile, e dobbiamo dare la certezza di un impegno risoluto per una politica solo ed esclusivamente al servizio del bene comune.
Il partito cui sono iscritto e nelle cui liste mi sono presentato alle elezioni, il Pd, ha raccolto solo a tratti, con voce flebile, questa sollecitazione. L’indignazione è stata invece cavalcata da un altro partito, quel “Movimento 5 stelle” che è così riuscito a vincere le elezioni. Nella bocca di Beppe Grillo, però, l’indignazione si è trasformata in rabbia scomposta, aggressiva e punitiva.
Qui sta una delle ragioni, forse la più importante, dello scacco elettorale che abbiamo subito e della grave crisi politica che si è aperta con il voto del 24 e 25 febbraio.